Luci e ombre di questo mondo

PéterBuongiorno, lettori! Rieccomi a portarvi due nuovi capitoli di The Pale Horse: siamo sempre insieme a Péter che, prima di buttarsi in un po’ d’azione, ci renderà partecipi delle sue riflessioni sul motivo per il quale si fida delle altre persone (scelta poco saggia, soprattutto se non le conosci. E a volte anche se le conosci). Ma, di tutto il suo racconto, a me è rimasta impressa una parte diversa, perché mi ci sono rivista: quella in cui racconta di come il villaggio nel quale aveva sempre vissuto abbia assunto un aspetto diverso per via delle circostanze. Fate conto che io vivo in una zona di campagna, in un quartiere nel quale siamo tutti parenti, nato ai tempi dei miei bisnonni e cresciuto – una casa qui, una là – pian piano che i figli si sposavano. La nostra è una comunità molto statica: negli ultimi vent’anni sono morte solo due persone e l’ultima nascita risale a dieci anni fa, nulla è cambiato particolarmente e ogni piccola novità è pretesto di chiacchiere per settimane. A volte, quando passeggio portando a spasso il cane, penso a come sarà tutto questo tra dieci anni: i nostri anziani, tra cui mia nonna, saranno morti (sempre che non vogliano arrivare ai cento), i nostri genitori avranno ormai superato la boa dei 65, e alcuni di noi “ragazzi” (come ancora ci chiamano) saranno genitori, o se ne saranno andati con altri, oppure avranno portato gli altri qui (estranei tra noi, mi viene da dire). Il villaggio sarà cambiato, sarà diverso, perché, anche se ci illudiamo involontariamente che questo capiti solo “agli altri”, tutto muta inevitabilmente, pure noi. Dicono che la grande esperienza della vita sia diventare genitori, ma di certo non è da meno essere testimoni della realtà che ci evolve intorno, dei nostri amici che invecchiano, dell’adolescenza che diventa il ricordo sfumato di quando tutto era sempre uguale.
E io che volevo scrivere un articolo sui cavalli.
Sarà per la prossima volta. Attendetelo con ansia! ❤

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